PRUNUS SPINOSA     Linneus
 
FAMIGLIA: Rosaceae
NOME VOLGARE: Prugnolo – Pruno selvatico
HABITAT: Boschi cedui, siepi e muretti sino a 1500 mt
 
Cespuglio caducifoglio alto sino a 4 mt, molto spinoso con rami intricati e generalmente pubescenti da giovani, con molti germogli laterali che diventano lunghe spine dritte, legno con odore di mele;
Foglie alterne, ellittico-lanceolate, opache e dentate sul bordo;
Fiori su peduncoli di 5 mm, generalmente isolati, precedenti le foglie, con 5 petali bianchi, fiorisce da marzo ad aprile;
Il frutto è una drupa globosa di 1-2 cm, blu-nerastra, pruinosa e di gusto acido e molto astringente, matura in ottobre-novembre.
 
Specie comunissima nelle siepi e al margine dei boschi con i frutti, prugnole, così asprigni da non risultare commestibili, né freschi né conservati; se però aspettiamo che il gelo, spaccandone la buccia, permetta ai microfunghi di penetrare nella polpa aggredendone gli aspri tannini, potremo finalmente godere di questi frutti che si riveleranno dolci ed aromatici.
Ne prepareremo marmellate, bibite, liquori , potremo usarli in cucina per insaporire arrosti di cacciagione e, con le foglie seccate, ottenere un ottimo thé dal sapore aromatico e curativo del mal di gola.
In estremo oriente è chiamato "Albicocco giapponese" ed è considerato, come testimonia la pittura cinese, il simbolo della primavera, i suoi fiori, dal candore smagliante, ricordano la purezza e l'immortalità.
 
"Primo che la corteccia di questo Prugno è stata sostituita alla China-china come febrifuga. Secondo che le tenere foglie valgono meglio di ogn'altra cosa per fare le veci del Thè. Terzo che la bollitura delle medesime riesce ottima nel conciare le pelli. Quarto che le drupe si vogliono un mezzo quasi certo per rimettere il vino, che siasi guastato, al grado primiero. Quinto che i caratteri segnati col loro succo sulla biancheria, e nei panni lani non si cancellano col lavarli. Sesto che tal'umore cotto ed inspessito col'evaporamento rende un'estratto molto analogo al Catechù, servibile negli stessi usi, e conosciuto col nome di Acacia nostras, o Acacia germanica. Settimo che fatte cuocere le dette frutta col solfato di ferro, mentre sono immature, danno un buon inchiostro, e tingono in nero stabile le pezze di lana e di lino." (Spadoni 1828)