FAMIGLIA: Caprifoliaceae NOME VOLGARE: Sambuco
HABITAT: Boschi umidi, schiarite e siepi sino
a 1400 mt
Alberello o arbusto caducifoglio alto sino a 8 mt, con odore sgradevole,
corteccia verde da giovane poi grigio-bruna con lenticelle longitudinali,
rami con abbondante midollo tenero e bianco;
Foglie opposte, picciolate, imparipennate, con 5-7 segmenti ellittici
o lanceolati, acuminati con margine irregolarmente seghettato;
Infiorescenza ombrelliforme con numerosissimi fiori bianco lattei,
corolla con tubo subnullo e cinque lobi arrotondati, stami cinque con antere
gialle, fiorisce da aprile a giugno;
Il frutto è una drupa subsferica, a grappoli subito penduli,
lucida e nero-violacea a maturità.
Il nome Sambuco deriva dal greco sambuke, antico strumento a corda
fabbricato con il suo legno.
I frutti ben maturi possono essere mangiati crudi, ma più frequentemente
se ne fanno marmellate, sciroppi e gelatine, i fiori freschi vengono fritti
come quelli di zucca, quelli secchi sono usati per dare un piacevole sapore
di moscato ai vini bianchi.
Il vino di bacche di sambuco è rosso scuro ed è stato
paragonato al Porto ma la bevanda più famosa, con esso prodotta,
è la sambuca romana.
Nella medicina tradizionale il Sambuco era considerato una vera panacea,
in quella tirolese era chiamato "Farmacia degli dei", sette volte il contadino
si inchinava davanti a quest'albero perché altrettanti erano i doni
che si ricavano da esso.
Dai germogli si ottiene un decotto che calma le nevralgie, gli impacchi
dalle foglie curano le malattie della pelle, con i fiori si fa un thé
depurativo, dalle bacche si ottiene uno sciroppo contro le infiammazioni
dei bronchi e dei polmoni nonché del trigemino e del nervo sciatico.
Quanto alla corteccia, è emetica o lassativa a seconda delle
dosi, la radice, pestata e bollita, è un ottimo decotto e impacco
contro la gotta e le malattie del ricambio, dal midollo si ricava una pappa
usata, con farina e miele, per lenire il dolore delle lussazioni.
E' pianta dal duplice simbolismo, nella tradizione cristiana esso presiedeva
ai riti di morte come efficace viatico per il viaggio verso l'aldilà
mentre era considerato, in quella pagana, come protettore di case, cortili
e bestiame.
I Germani lo chiamavano "Albero di Holda", fata del folklore medioevale
raffigurata a volte come una giovane donna dai lunghi capelli d'oro e altre
come una strega vecchia e scarmigliata la cui casa era nei sambuchi che
si trovavano nei pressi delle acque.
Si riteneva che, da un ramo di sambuco svuotato del midollo, si potesse
ottenere un flauto i cui suoni proteggessero dai sortilegi, anche la Regina
della notte, nel "Flauto magico" di Mozart, dona a Tamino il magico strumento
che, suonato nell'ora del pericolo, avrebbe avuto il potere di liberarlo
dai guai.