FAMIGLIA:Malvaceae NOME VOLGARE: Malva selvatica
HABITAT: Luoghi incolti, calpestati, accumuli
di detriti sino a 1600 mt.
Pianta erbacea annua o perenne, alta sino a 50 cm, eretta o prostrata,
cespugliosa, ramosa, con fusti ispidi e striati, legnosi alla base;
Foglie sparse, lungamente picciolate, cordate a 5-7 lobi con margine
crenato;
Fiori appaiati all'ascella delle foglie superiori, con 5 petali rosei
e, generalmente, tre striature violacee, fiorisce da maggio ad agosto;
Frutto composto da acheni appiattiti e disposti in cerchio.
Il nome del genere deriva dal latino mollire alvum e significa "rendere
molle" con riferimento alle sue proprietà emolienti.
Pianta comunissima nei prati e lungo le strade, le sue foglie più
tenere si usano nelle insalate ma sempre frammiste ad altre verdure perché
le mucillagini presenti le conferiscono un gusto non a tutti gradito, possono
essere anche essiccate per l'uso invernale, i fiori si utilizzano per guarnire
insalate verdi.
I rami giovani cotti e conditi con olio sale e aceto sono serviti come
antipasto o aggiunti a minestre e minestroni.
E' pianta emoliente per eccellenza in tutti gli stati infiammatori,
rinfrescante, calmante della tosse, utile nelle stomatiti, coliti, gengiviti
ed afte, ha proprietà lassative ed è consigliata nelle diete
delle persone affette da costipazioni intestinali croniche.
Il succo, ottenuto dalla spremitura della pianta, è lenitivo
per le punture delle vespe e dalla sua linfa gommosa si ottiene una crema
rinfrescante ed idratante per il viso.
La malva è pianta eliotropica perché orienta i suoi grandi
fiori sul corso del sole.
Gli antichi romani la utilizzavano per neutralizzare i postumi dei
bagordi notturni e Plinio la considerava una panacea con effetti anche
afrodisiaci; tale convinzione venne poi smentita nel Medioevo e durante
il Rinascimento quando si riteneva favorisse una condotta morigerata.
Aveva anche una proprietà magica, come riportato da Alberto
Magno, in quanto permetteva
di sapere se una fanciulla fosse ancora vergine; la radice, avvolta
in una lana scura e portata come amuleto, curava le affezioni alle mammelle
e, bollita nel latte, guariva la tosse in cinque giorni; venne ben soprannominata
Omnimorbia, rimedio a tutti i mali.
Nel linguaggio dei fiori rappresenta l'Amore materno e la Mansuetudine.