ATROPA BELLADONNA
Linneus
FAMIGLIA : Solanaceae
NOME VOLGARE : Belladonna
HABITAT : In boschi di faggio sino a 1400 mt
Pianta perenne di aspetto cespuglioso che raggiunge 2 mt di altezza,
fetida e vischiosa ;
Foglie ovate, decorrenti lungo lo stelo, alterne, le superiori più
piccole ;
Fiori solitari o a coppie all'ascella delle foglie o alla biforcazione
dei rami, corolle a forma di campana peduncolata, di colore violetto-marrone
o verde-violetto, fioritura da giugno a settembre;
Frutti a bacca, lucidi e neri, sferici con un persistente calice a
cinque lobi.
Il nome del genere Atropa deriva da quello della parca Atropo alla
quale era affidato il compito, nella mitologia greca, di recidere il filo
della vita ai comuni mortali ; la pianta contiene, infatti, alcaloidi tossici
(josciamina ed atropina) in tutte le sue parti ed in special modo nella
radice e nelle bacche.
E' particolarmente pericolosa perché i suoi frutti sono, contrariamente
a quelli di altre piante velenose, di sapore gradevole e di aspetto invitante,
ma ne basta solamente una per uccidere un bambino e poche di più
per un adulto.
Come altri veleni può essere usata in minime dosi per curare
varie malattie ed è, infatti, coltivata per i numerosi principi
attivi, come antispasmodico, per il trattamento di malattie cardiache e
del morbo di Parkinson.
L'atropina è inoltre usata in oculistica ed il nome specifico
della pianta deriva dall'uso cosmetico che ne facevano le donne nell'antichità,
per dilatare le pupille ed aumentare lo splendore dello sguardo.
Secondo la tradizione è una delle erbe che, insieme allo Stramonio,
il Giusquiamo e la Mandragora, veniva usata dalle streghe nella preparazione
di unguenti che permettevano loro i voli notturni (in realtà viaggi
psichici) ; nel 1960 Will-Erich ,Peukert, dell'università di Gottingen,
si unse il corpo con una pomata a base di Belladonna preparata secondo
una ricetta di Giambattista della Porta nel suo Magia Naturalis : cadde
in un sonno profondo durato circa 20 ore ed ebbe tutte le visioni e le
sensazioni descritte dalle "streghe" partecipanti ai sabba.