FAMIGLIA: Rosaceae NOME VOLGARE: Sorbo degli uccellatori
HABITAT: Boschi montani, faggete, abetine e subalpini,
cespuglieti a rododendri da 600 a 2100 mt.
Albero che può raggiungere i 15 mt di altezza, con chioma leggera,
ombrelliforme, tronco diritto con scorza grigio argentata percorsa da lenticelle
lineari;
Foglie decidue alterne imparipennate, composte da 6-7 paia di segmenti
laterali, con rada pubescenza di sotto;
Fiori riuniti in ricche e vistose infiorescenze a corimbo del diametro
di circa 15 cm, petali rotondi, bianco-panna, stami numerosi, giallognoli;
I frutti sono pomi globosi, larghi circa 1 cm, rosso corallo intenso
a maturità, persistenti penduli per tutto l'inverno.
Questa pinta ha il suo ambiente naturale nel dislivello compreso tra
la fascia montana e quella subalpina dove occupa principalmente nicchie
rocciose, strapiombi e schiarite su suolo poco evoluto; in tali cenosi
si accompagna in particolare al Faggio, all'Acero montano, ai Tigli, al
Frassino maggiore, alla Rovere, alla Betulla, all'Abete rosso e al Pino
cembro.
L'epiteto specifico, che deriva dal latino aucupium = "uccellagione"
e il nome volgare la dicono lunga sul fatto che questo albero, soprattutto
in passato, era largamente impiegato per l'uccellagione grazie ai suoi
frutti ambitissimi dai frugivori.
La pianta è altresì diffusa nei parchi, nei giardini
e nelle alberature stradali, come ornamentale di primo piano.
I frutti sono ricchi di vitamina C, tannini e Sorbitolo e sono un elemento
importante per il nutrimento della fauna attiva nella stagione invernale;
il loro sapore è acidulo e aspro.
Nel celtico "Calendario degli Alberi" il Sorbo era dedicato al secondo
mese: il mese della luce;
piantato accanto alle case e alle stalle ritenevano tenesse lontani
i fulmini, gli spiriti malefici e le streghe, con i suoi rametti i rabdomanti
cercavano i metalli nel sottosuolo.
I contadini della Boemia, distillando i frutti, ottengono una grappa
secca e profumata.
Plinio lo poneva tra gli alberi felici per il colore dei suoi frutti.