FAMIGLIA: Aquifoliaceae NOME VOLGARE: Agrifoglio
HABITAT: Boschi, soprattutto faggete sino a 1400
mt
Arbusto o piccolo alberello sempreverde, dioico, alto sino a 8 mt,
con tronco diritto e corteccia verde-bruno scura ;
Foglie alterne, coriacee, superiormente lucide, ellittiche-lanceolate
con bordo ondulato, nei giovani individui il margine è provvisto
di 6-8 spine per lato, in quelli vecchi è intero o con spine meno
sviluppate ;
Fiori piccoli, i femminili bianchi e i maschili sfumati di rosso, riuniti
in piccoli gruppi all'ascella delle foglie, fiorisce da aprile a maggio
;
Il frutto è una drupa subsferica, di 8-10 mm di diametro, rossa
a maturità, contenente 4 semi, matura in ottobre.
I latini chiamavano questa pianta Aquifolium o Acrifolium, da Acer
= acuto e Folium = foglia, in riferimento alle spine delle foglie che,
come citato dal Mattioli, venivano poste sulle funi per proteggere la carne
salata dai topi, da cui il nome volgare "Pungitopo maggiore".
Esse, coriacee ed accartocciate, evocano una funzione di difesa tanto
che gli antichi romani, durante i Saturnali, ne portavano con se dei ramoscelli
come talismani, portatori di prosperità e sopravvivenza, e ne piantavano
vicino alle case per tenere lontani i malefici.
Tale abitudine si è tramandata sino ai nostri giorni e ramoscelli
di Agrifoglio, accompagnati da foglie d'edera, ornano spesso le case durante
le festività natalizie ; servono a tenere lontani i folletti che,
secondo la superstizione, amano architettare molti scherzi in questo periodo.
Anche i frutti, che permangono per tutto l'inverno, sembrano celebrare
la rinascita del sole, augurando un anno felice ; essi, però, sono
energici purgativi, da evitare perché possono provocare vomito sanguinolento
anche a dosi modeste.
Nel XVIII secolo fu proposto l'uso del decotto della radice come cura
contro le febbri intermittenti, azione riconosciuta ad un glucoside, la
ilicina, contenuto nelle foglie e nella corteccia.
"I semi torrefatti e polverizzati possono adoprarsi ad uso di bevanda
in qualche modo analoga a quella del caffè, come si pratica in Corsica."
(Spadoni 1826)