CORYLUS AVELLANA   Linneus
 
FAMIGLIA: Corylaceae
NOME VOLGARE: Nocciolo
HABITAT: Boschi sino a 1700 mt

Arbusto o piccolo albero alto sino a 7 mt, ramificato dalla base, con corteccia grigio-bruna, liscia e lucida, ricoperta di lenticelle e solcata negli individui adulti ;
Foglie semplici, alterne, obovate con base cuoriforme e margine doppiamente dentato, pelose da giovani ;
Fiori riuniti in infiorescenze unisessuali, amenti maschili lunghi sino a 10 cm, riuniti in gruppi di 3-4, i femminili simili a gemme con un ciuffo di stimmi purpurei ; fiorisce da febbraio ad aprile, a volte anche in gennaio, prima dell'emissione delle foglie ;
Il frutto, nocciola, a pericarpo globoso e legnoso, è solitario o a gruppi di 3-4 ed avvolto da 2 bratee fogliacee pubescenti e sfrangiate, maturo in agosto-settembre.
 
Il nome Corylus deriva dal greco Còrys = casco, per la forma della brattea che circonda la nocciola, frutto molto nutriente che contiene il 50% di olio grasso, la si può mangiare fresca o secca e si usa per nocciolati, torroni e nella preparazione della Gianduia.
Come tutte le piante i cui frutti sono racchiusi in una scorza, simili ad un uovo, è considerata simbolo di fecondità e rigenerazione; i romani ne donavano rametti come augurio di prosperità e pace e la chiamavano Abellana dal nome della città di Abella, ricca di tali piante, i cui ruderi esistono ancora nei pressi di Avella in provincia di Avellino.
Per i Celti era il simbolo della saggezza, dolce e compatta nello stesso tempo, impermeabile alle mutevoli opinioni del volgo.
Fin dall'antichità veniva considerata come la difesa più sicura contro le serpi e tutto quello che striscia sulla terra ; per questo motivo i pastori abruzzesi, come ricorda il D'Annunzio, usavano scegliere un ramo di avellana per costruirsi il bastone.
Plinio, sulla scia di Dioscoride, sosteneva che i frutti provocano, oltre che emicrania e flatulenza, un ingrossamento inverosimile del corpo ma, tostati, curano il catarro e, bevuti nell'idromele, la tosse cronica.
E' una pianta tenera e dolcissima come il suo frutto, ha una chioma che, grazie ai polloni che partono dallo stesso ceppo, si allarga evocando una figura femminile, la vegetale presenza di una dea.