FAMIGLIA: Loranthaceae NOME VOLGARE: Vischio
HABITAT: Emiparassita su vari alberi e arbusti
sino a 1200 mt
Arbusto dioico, emiparassita sempreverde, a portamento globoso e molto
ramificato, con rami cilindrici, biforcati e ingrossati ai nodi ;
Foglie opposte, sessili, lanceolato-spatolate, coriacee con cinque
nervature parallele :
Fiori piccoli, sessili, riuniti in fascetti, quadrimeri, verdicci,
da marzo a maggio ;
Il frutto è una bacca sferica, di 5-10 mm di diametro, bianco
perlacea.
Il Vischio deve il suo nome alla sostanza viscida contenuta nelle bacche
che sono tossiche per l'uomo ma non per gli uccelli i quali, dopo essersene
nutriti, diffondono i semi tramite gli escrementi.
I Celti lo veneravano come sacro e i loro druidi, per conservarne le
proprietà, lo raccoglievano tagliandolo con falcetti d'oro, evitando
che toccasse la terra a cui non apparteneva, e lo esponevano alla venerazione
popolare in un bacile dello stesso metallo.
Per questo popolo il Vischio era una pianta misteriosa, donata dagli
dei e, poiché non aveva radici, credevano crescesse dove era caduta
la folgore; quando d'inverno le querce perdono le foglie, il vischio che
cresce si di esse, rimane verde e vivo, vero immortale tra le piante.
Le foglie e i teneri rametti, raccolti in autunno o inverno e fatti
seccare, hanno proprietà vasodilatatrici, diuretiche e anticancerogene.
Al vischio sono legate moltissime leggende e superstizioni; è
offerta come pianta augurale e propiziatrice per la sua capacità
di allontanare i malefici e si appende agli usci delle case per il periodo
natalizio.
Se ci si bacia sotto il vischio ci sono probabilità di sposarsi
l'anno successivo e in Inghilterra, per scongiurare il pericolo di rimanere
zitelle, se ne deve bruciare un rametto la notte del 6 gennaio.
Virgilio racconta come Enea avesse dovuto procurarsi il magico ramo
d'oro, che gli avrebbe consentito di essere trasportato nell'aldilà
e, soprattutto, di tornarne, indenne dai demoni e dalla morte.