FAMIGLIA: Ericaceae NOME VOLGARE: Mirtillo - Baccole
HABITAT: Boschi, cespuglieti, brughiere, suolo
umidificato sino a 2000 mt
Piccolo arbusto caducifoglio molto ramificato alto sino a 50 cm, con
fusto sotterraneo strisciante a corteccia rossastra, rami eretti zigzaganti,
angolosi, di colore verde;
Foglie alterne, a picciolo breve, lunghe sino 3 cm, verde chiaro, glabre,
con fini nervature e bordo finemente seghettato;
Fiori penduli, singoli o riuniti in coppia, all'ascella delle foglie,
corolla a forma urceolata, con 5 piccoli denti bianco-verdognoli soffusi
di rosso, fiorisce da maggio a luglio;
Il frutto è una bacca subsferica di 4-7 mm, pruinosa, di colore
rosso pallido e blu-nerastro a maturità con polpa intensamente colorata,
maturi in luglio-agosto.
Il termine Vaccinium deriva, secondo alcuni, da Baccinium con allusione
alle numerose bacche (Baccae) che la pianta produce mentre, secondo altri,
sarebbe da mettere in relazione con l'appetibilità delle tenere
foglie da parte dei bovini.
L'epiteto specifico myrtillus starebbe per "piccolo mirto" per la somiglianza
delle sue foglie e dei frutti con quelli del Mirto.
Le acidule bacche contengono numerose sostanze benefiche: tannini,
pectine, acidi organici, vitamine A e C, zuccheri e sali minerali.
Oltre al consumo diretto sono utilizzate per farne sciroppi, gelatine,
marmellate e, in alcune parti dell'Europa centrale, per la produzione di
"Vino di mirtillo".
I frutti sono conosciuti sin dall'antichità per le loro proprietà
curative; nella medicina popolare si usano decotti fatti con le foglie
raccolte al momento della fioritura e seccate; nella cura delle faringiti
e per le diaree, soprattutto infantili, sono utili decotti fatti con le
bacche.
Recentemente si è scoperto che gli anticianosidi (sostanze coloranti)
contenuti nei frutti sono vasoprotettori e aumentano l'acutezza visiva.
Tutta la pianta è utile nella concia delle pelli.
"Gli Osti delle provincie settentrionali lo usano per colorire in rosso
i vini bianchi: furfanteria senza dubbio, ma pur meno pregiudicevole di
quelle, che l'avidità fece immaginare ad altri tavernaj." (Spadoni
1828)